Marisa Zattini, Fragilis Mortalitas

Fragilis Mortalitas – 1915: Renato Serra e la Grande Guerra, con Federico Guerri e Luca Piovaccari, Maison de l’Union Européenne, Lussemburgo, 2015

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Dunque, nelle stanze che furono di Renato Serra stanno oggi sospesi questi undici raffinatissimi fogli incisori del Grand Tour di Federico Guerri. Si tratta di topografie fantastiche, segni, innervature, sfaldamenti, lacerazioni, subsidenze e smottamenti per queste visioni di citta post guerra. Rovine assemblate in doppia partitura libera. Tutto sembra parlare di retromondi e di derive di cieli e di terre; di caducita e di impersistenza delle cose nel mondo. Il segno incisorio che si imprime sul fondo dorato della carta mostra e al contempo occulta il paesaggio rappresentato. Sono fogli di guerra e di memoria, di citta in rovina dove si stigmatizza il crollo di ogni certezza. Lo sguardo dell’artista si fa nostro in queste tenebre dove grovigli e mescolanze si dissolvono fondendosi. Malinconie umbratili di disfacimenti iscritti nel segno della sostanza dell’essere. Visioni aeree per la notte buia del tempo. Immagini primarie di esistenza. Un “divenire altro” che coincide con il prima di ogni cominciamento. Perche le rovine contengono sempre una diversa profondita nelle loro stratificazioni di senso e di mistero. Vicino e lontano: la creazione nasce sempre da una precedente distruzione. E la tragedia della perdita dove il perturbante, nei residui frammenti, si fa bellezza. Perche ogni frammento contiene la perfezione del tutto, ne trattiene l’armonica certezza. Topografie immaginarie declinate esemplarmente per Fragilis Mortalitas. Strappi di un vuoto che e plenum, ricercato meticolosamente e trasferito in queste trame fatte di segno e di sogno. Maesta di rovine per un tempo aurorale delle cose.

Credo sinceramente che la dislocazione geografica della nostra piccola citta di provincia possa conservare miracolosa- mente intatti alcuni “privilegi di appartenenza”, nervature persistenti di originarieta e genialita. Si tratta di assi forti di consapevolezza e di autonomia. «Solo i nostri “comportamenti gloriosi” determinano la vita umana e le assegnano un valore» scriveva George Bataille. Perche, paradossalmente, «e nella misura in cui le nostre esistenze[…] partecipano ad un sacro orrore che esse diventano umane». Come nelle incisioni di Piranesi queste carte trasudano
una profonda malinconia, una mestizia petrarchesca che e altresi dono prezioso e pericoloso al contempo. Distruzione e meraviglia nella consapevolezza che tutto si corrompe. Federico Guerri e “figlio d’arte”: ha succhiato latte d’incisore dal padre, potremmo ben dire! Cosi, questa dimestichezza con il mezzo tecnico al quale e avvezzo sin da piccolo gli permette veri e propri voli pindarici dove ogni spazialita fantastica viene rinnovata e rivissuta. Scriveva Maurice Merleau-Ponty che «la visione e sospesa al movimento. Vediamo solamente quel che guardiamo». Perche noi siamo cosa fra le cose, siamo presi “nel tessuto del mondo”. Nella realta il tempo non si ferma mai mentre nell’opera d’arte esso si cristallizza e ogni cosa pare fermarsi per sempre. Ma cosa significa questo “vedere”, si chiede Merleau-Ponty: «La visione non e una certa modalita del pensiero, o presenza a se: e il mezzo che mi e dato per essere assente da me stesso, per assistere dall’interno alla fissione dell’Essere, al termine della quale soltanto mi richiudo su di me». E Rilke, nell’intendere l’occhio come finestra dell’anima, parlera del valore nell’opera delle forme delle cose “non disvelate”. Cosi, di paesaggio in paesaggio, di citta in citta, di rovina in rovina prosegue ineluttabile il Grand Tour di Federico Guerri, fra tracce e archeologie di memorie riesumate.

Marisa Zattini